IL MOSTRO MANGIADITA

ERIKA POLIMENI

Tanto tempo fa, nelle fredde terre del Nord, abitava un mostro di nome Ulf, che aveva un’abitudine veramente pessima: mangiava le dita. Ogni volta che sorprendeva qualcuno che camminava da solo per le colline, arrivava, faceva un largo sorriso, porgeva la mano e chiedeva educatamente: “Come va?”. La persona ricambiava il saluto e tendeva la mano, allora Ulf gliela afferrava, come una saetta gli morsicava un dito con i suoi denti affilati e scappava via, veloce.

         


Un giorno Gudrun, che era l’unica figlia di un allevatore di renne, ebbe un’idea per dare una bella lezione al mostro mangiadita. Gudrun era seduta fuori della sua tenda e stava giocando con le corna di una renna. Era quel periodo dell’anno in cui tutte le renne perdono le loro corna ramificate e se ne trovano in giro dappertutto. Le corna con cui giocava Gudrun erano piccole, e le punte avevano una forma bizzarra, qualcosa di simile a una mano. <<Sembrano proprio le dita di una mano con tanto di pollice>>, pensò Gudrun, e in quel momento le venne l’idea.

 Si recò da Ulf con la sua mano finta ricoperta da un guanto. Lui le andò incontro.
– Ciao Ulf – disse Gudrun – vuoi stringermi la mano e diventare mio amico? -
<<Ragazzina stupita>> pensò Ulf << guarda cosa mi chiede. Stavolta non mi limiterò a un dito solo, ne prenderò quattro>>. E, afferrata la mano di Gudrun, se la infilò in bocca e la morsicò più forte che potè. L’acuto urlo di dolore di Ulf si propagò per tutte le colline intorno, perché ognuno dei suoi denti si frantumò e si sbriciolò in mille pezzi.
-Te la sei voluta –disse Gudrun – la tua ingordigia ti ha tradito. -
E così, da quel giorno, Ulf sparì nel suo buco dentro la collina e non si fece più vedere.