CAPITOLO II

Nel secondo capitolo, l’autore racconta del suo incidente con l’aeroplano avvenuto per un guasto al motore, che lo fece atterrare nel deserto del Sahara. La prima notte dormì sulla sabbia e la mattina all’alba fu risvegliato da una strana voce  che gli chiedeva di disegnargli una pecora. Spaventato si alzò e vide un piccolo ometto, che non sembrava smarrito, né stanco, né assetato, né tanto meno impaurito di trovarsi in un luogo così deserto, a mille miglia da una qualsiasi zona abitata. L’ometto gli fece capire che per lui era molto importante che gli disegnasse una pecora. L’autore, scoraggiato per il fatto che non sapeva disegnare, e perché non aveva mai disegnato una pecora, pensò di disegnare un boa. L’ometto allora disse che non voleva un boa, né un elefante ma semplicemente una pecora. Provò quindi a fare il primo disegno, ma all’ometto non andava bene perché la pecora sembrava malaticcia. Provò con  il secondo, e di nuovo non andava bene perché assomigliava ad un ariete. Riprovò con il terzo ed anche questo fu rifiutato perché la pecora sembrava vecchia. Infine l’autore, stanco, disegnò una cassetta dicendogli che la pecora che lui voleva stava dentro. Il bambino fu contento: era proprio ciò che lui desiderava. Fu così che l’autore fece la conoscenza del Piccolo Principe.

L'INCONTRO


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