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Era
un paesino non molto diverso dagli altri paesi del mondo: case, strade,
alberi, la chiesa, la scuola, un ruscello, e laggiù, in lontananza, il
mare.
E poi la gente: uomini, donne e bambini, tanti bambini, alti,
bassi, magrolini, grassocci……..
Ma in questo paese, stranamente, tutto ciò che si poteva vedere
era……grigio. Grigi il cielo e il mare, grigie le case e le strade,
grigi gli alberi, i prati, il
ruscello…..e grigie perfino le persone.
Già,
proprio così: donne, uomini e bambini non erano biondi, o bruni, o
rossi, ma tutti grigi, come grigi erano i loro abiti e tutto ciò che
riempiva le loro case grigie.
Perfino a scuola, una scuola tutta grigia, i bambini scrivevano e
disegnavano su quaderni grigi con matite e pastelli tutti grigi.
E poi, in quel paese,
c’era troppo silenzio: potevi stare per ore intere in ascolto senza
sentire il canto di un uccello, o il frinire di una cicala, o una voce
di bimbo o l’eco di una risata.
Che tristezza !!!!
Già, che tristezza!!! Proprio questo pensarono due fatine buone, che
nel loro girovagare per il mondo, capitarono un giorno in quel paese.
Erano Colorella, la fata dei colori, ed Armonia, la fata della musica.
Le due graziose creature guardavano stupite quel paese, e non riuscivano
a spiegarsi tutto quel grigiore e tutto quel silenzio. Ma la cosa più
spiacevole era vedere tutta quella gente dall’espressione mesta e
dagli occhi tristi,
che sembrava oppressa da tutte le pene e gli affanni del mondo.
- Si capisce – pensarono le fatine-, non può esserci allegria
quando si vive in un mondo grigio e silenzioso! –
E, detto fatto, escogitarono un sistema per ridare un po’ di vita a
quel paese, usando colori e musica.
Ed ecco Fata Colorella
all’opera: un tocco di bacchetta, ed ecco, l’ Azzurro colorò
il cielo, il mare, il ruscello e i fiordalisi; un altro
tocco, ed il Rosso diede bagliori infuocati al cielo del tramonto,
e regalò un superbo vestito alle rose dei giardini ed ai papaveri
dei campi. Poi la fata sfiorò le arance succose, e subito le colorò
di uno splendido Arancione, e con il Violetto dipinse le viole dei
prati, le dolci prugne e le gustose melanzane. Infine, per
regalare uno splendore magico alla notte, ecco l’Indaco che
trasformò il cielo in uno splendido mantello trapuntato di stelle.
Ecco, così
andava molto meglio. Così colorato, il paese aveva davvero cambiato
aspetto.
Ed ora toccava ad Armonia dare voce al silenzio con la sua musica.
La magica fanciulla, svolazzando qua e là, cominciò a diffondere
intorno le sue note colorate: e come per incanto, ecco il cinguettio
degli uccelli, lo stormire delle fronde al soffio del vento, il canto
dei grilli e delle cicale, lo scroscio dell’acqua del ruscello, lo
sciabordio delle onde del mare.
Le fate si
guardarono intorno, soddisfatte, ed attesero la reazione
degli abitanti del paese. Ma, ahimè, non accadeva nulla: la gente
continuava a rimanere silenziosa e triste, ancora desolatamente grigia.
Le due fatine confabularono ancora un
po’, ed alla fine compresero: in quel mondo variopinto mancavano
ancora i colori più importanti: il verde della speranza, il rosa
dell’ottimismo, il giallo della gioia. Forse, quei colori avrebbero
potuto ridare a quella gente l’allegria perduta.
Ed ecco di nuovo Colorella svolazzare nell’aria, dipingendo di
un bel Verde brillante prati e giardini per restituire la speranza a
bambini ed adulti; e poi, un bel tocco di Rosa alle case per accendere
l’ottimismo nei cuori; e infine un bel sole Giallo disegnato nel
cielo, per ridare luce e calore a quel mondo senza vita. Fata Armonia
non volle essere da meno e liberò le note verdi, rosa e gialle che
riempirono l’aria di suoni dolci e melodiosi.
Ed ecco,
la gente si guardò intorno, ammirò
quel mondo tutto nuovo e,
piena di gioia, scoppiò in una irrefrenabile risata. Perfino
un asinello, che fata Colorella, nella sua foga “artistica”, aveva,
per sbaglio, colorato di rosa, emise un lungo raglio, che fata Armonia
volle trasformare in una musica: e le note dell’inno alla gioia si
diffusero per tutto il paese, mentre nel cielo appariva un meraviglioso
arcobaleno.
Da allora, quel paese si chiamò Joyland, il paese della gioia.
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