INVENTIAMO UNA STORIA

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Il giardino incantato C’era una volta un giardino incantato, dove abitavano alberi, fiori, uccelli, farfalle, formiche, coccinelle, grilli, cicale…. e tutti sapevano parlare. Anche la pioggia e il vento avevano una loro voce: se ascoltavi in silenzio, la potevi sentire. In questa casetta abitavano due graziose fatine: Verdina e Chiacchierina. Le fatine Verdina aveva lunghi capelli biondi e indossava sempre dei bei vestiti verdi come l’erba del prato. Il suo compito era quello di mantenere il giardino sempre verde e fiorito. Chiacchierina, invece, che faceva parlare tutti gli abitanti del giardino, aveva lunghe trecce brune e vestiva sempre di rosso. Il giardino brullo Non molto lontano dal giardino incantato c’era un altro giardino, ma era molto diverso. Era triste e silenzioso, circondato da un muro grigio. Non c’erano né fiori, né erba, ma solo rovi spinosi, e non si sentiva né il canto degli uccelli né la voce degli altri animaletti, perché a nessuno piaceva vivere là. Il mago brontolone Il padrone di quel giardino era il mago Brontolone. Era alto e magro, col naso lungo e appuntito e la faccia sempre arrabbiata. Portava un lungo vestito grigio e un cappello a cono, anch’esso grigio. Camminava appoggiato a un lungo bastone, perché era molto vecchio. Il mago Brontolone era sempre stato cattivo, perciò nessuno gli voleva bene, e lui era sempre da solo nella sua vecchia casa buia e triste. La festa Una bella giornata d’estate, le fatine vollero fare una grande festa ed invitarono tutti i bambini del villaggio vicino. Che gioia! Che allegria! Tutti cantavano, piante, animali e bambini; tutti si divertivano a giocare e a ballare, e si fermavano solo ogni tanto per mangiare i buoni dolci che le fatine avevano preparato. L'incantesimo del mago Naturalmente, i suoni e le voci della festa arrivarono fino alla casa del mago Brontolone, che, arrabbiato perché quel rumore lo disturbava, aprì un pochino una finestra per vedere cosa stava succedendo. Vedendo l’allegria che c’era nel giardino delle fate, si adirò molto e pensò ad un modo per fare finire quel chiasso. Fece un incantesimo, e di colpo nel giardino incantato scese il silenzio. Nessuno cantava più, nessuno rideva, nessuno parlava. I fiori piegarono la corolla ed appassirono; gli alberi diventarono brulli e gli animaletti sparirono. Il giardino incantato era diventato brutto come quello del mago. Neppure i bambini avevano più voglia di giocare, e tornarono tutti tristi alle loro case. La tristezza delle fate Le fatine, meravigliate di quello che era accaduto, cercarono di usare i loro poteri magici per fare tornare tutto come prima. Niente da fare: l’incantesimo del mago Brontolone era più potente della loro magia, ed il giardino rimase triste e silenzioso. Verdina e Chiacchierina capirono che a combinare quel pasticcio era stato il mago Brontolone, ma non sapevano come rimediare. La farfalla Celestina Mentre le due fatine rientravano silenziose in casa, arrivò la farfalla Celestina. La farfallina, svolazzando in cerca di nettare, senza accorgersene, si era allontanata molto dal giardino, e così era sfuggita all’incantesimo del mago. Quando vide quel disastro, Celestina chiese alle fatine: “Ma cosa è successo? Non c’era una festa, qui?” Le fatine, contente perché almeno uno dei loro animaletti sapeva ancora parlare, le raccontarono quello che era successo, e le dissero di volare dalla Regina delle Fate per chiederle aiuto. La farfalla Celestina volò via, e in poco tempo raggiunse il castello della Regina delle Fate, e le spiegò quello che il mago Brontolone aveva combinato. L'intervento della regina delle fate La Regina delle Fate ascoltò con attenzione il racconto, e pensò ad un modo per risolvere il problema. Disse a Celestina: “Torna dalle fate e dici loro di stare tranquille: al mago Brontolone ci penso io!” La Regina delle Fate, in un attimo, diventò invisibile e andò a casa del mago Brontolone. Spalancò le finestre e tirò le tende, e il sole illuminò quelle stanze che prima erano buie e tristi. Il mago, infastidito, si mise a urlare: “Chiudete le finestre! Ma chi si permette di entrare in casa mia?” Siccome non vedeva nessuno e nessuno gli rispondeva, sempre brontolando, andò a richiudere le finestre, ma la Fata le aprì di nuovo. La storia continuò per un bel pezzo, ed il mago si arrabbiava sempre di più. Alla fine, la Regina delle Fate decise di farsi vedere, e con un dolce sorriso parlò al mago: “Caro mago, perché sei sempre così brontolone? Perché vuoi sempre stare da solo in questa casa buia? Guarda quanto è più bella questa stanza illuminata dal sole! Vieni, avvicinati alla finestra e guarda il tuo giardino: è proprio bello, con l’erba verde, i fiori e gli animaletti che fanno sentire la loro voce!” Il mago, per un po’ fece finta di non sentire, ma, siccome la Regina delle Fate insisteva, si alzò controvoglia e si avvicinò alla finestra. Oh, meraviglia! Il suo giardino, che prima era arido, brullo e silenzioso, ora era verde, fiorito e pieno di vita, con tanti uccelli che cantavano tra i rami degli alberi e i grilli e le cicale che frinivano tra l’erba. Insomma, quel giardino ora somigliava tanto al giardino delle fate, prima dell’incantesimo. Il mago guardava il suo giardino, e all’improvviso un sorriso animò la sua faccia prima dura e immusonita. La Regina delle Fate capì che la sua magia aveva funzionato, e disse al mago: “Non ti senti il cuore più leggero, ora che sorridi? Vieni fuori, vieni a godere il tepore del sole, il canto degli uccelli, il profumo dei fiori!”. Così dicendo, prese il mago per mano ed insieme uscirono nel giardino. Il mago scioglie l'incantesimo Il mago, per la prima volta in vita sua si sentiva contento e sorrideva. Mentre si guardava intorno, ammirando la bellezza del suo giardino, il suo sguardo si posò sul giardino delle fate, al di là del muretto, e si rese conto di quanto era stato cattivo a ridurre in quel modo quel posto che prima era tanto bello. La Regina delle Fate gli disse: “Ora che il tuo giardino è così bello, e non hai nulla da invidiare alla fate tue vicine, che ne diresti di rompere l’incantesimo che hai fatto e fare tornare tutto come prima? Tu ora sei contento, perciò, ti prego, fai contente anche le fatine!” Il mago non si fece ripetere due volte la richiesta, e con un movimento della sua bacchetta magica restituì al giardino delle fate i suoi colori, le sue voci, la sua bellezza. Le fatine, che da dietro i vetri della finestra avevano visto il loro giardino tornare per incanto alla vita, si precipitarono fuori tutte contente, saltellando e battendo le mani. Che bella festa! Decisero di organizzare subito un’altra festa, e stavolta, insieme a tutti i bambini del villaggio, c’era anche il mago Brontolone: non ci crederete, ma era quello che si divertiva più di tutti! I bambini, vedendolo così allegro e simpatico e con tanta voglia di giocare con loro, decisero di cambiargli il nome; così, da allora in poi, il mago Brontolone si chiamò “mago Giocherellone”. |