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Come ogni
anno, all'avvicinarsi del Natale, il reparto giocattoli del grande magazzino in
cui lavora la signora Luisa è affollato: genitori, nonni e zii sembrano fare a
gara nel comprare i giochi più belli da regalare ai bambini per Natale.
Anche Luisa
vorrebbe acquistare un bel giocattolo per Carlotta, la sua bellissima
bambina di sette anni, ma il suo modesto stipendio non le consente di spendere
molto: anche quest'anno, dovrà ripiegare sulla solita bambolina!
Carlotta, in
fondo, non ama molto le bambole sofisticate e le altre diavolerie elettroniche
che fanno la gioia di tanti bambini. A lei le vecchie bambole di pezza sono
tanto care e le considera amiche affettuose, con le quali trascorrere i lunghi
pomeriggi, quando, finiti i compiti, aspetta che la mamma ritorni dal lavoro
giocando sotto lo sguardo affettuoso della portiera.
Ormai
mancano pochi giorni al Natale, e Carlotta scrive, come tutti i bambini, la sua
letterina a Gesù Bambino. Vuole chiedergli di lasciarle la sua mamma vicino,
perché ha solo lei, da quando il suo papà è andato in cielo. Ma vuole
domandare anche un regalo speciale: far guarire la sua bambola preferita, la
buffa Genoveffa, compagna di tante ore felici e di tante notti angosciose,
quando, dopo la morte del babbo, i brutti sogni non la facevano dormire: solo
grazie alla compagnia di Genoveffa, che, secondo la mamma, aveva il potere di
scacciare i sogni cattivi, la bambina aveva riacquistato serenità. Ma ora
Genoveffa è vecchia e malata: un braccio sta per staccarsi, e dalla stoffa
logora l'imbottitura fuoriesce a poco a poco. I tentativi della mamma di
ripararla sono serviti a poco; ma Carlotta non si rassegna a rinunciare alla sua
amica, non solo perché le vuole bene, ma anche perché teme che, senza
Genoveffa, i brutti sogni torneranno.
La signora
Luisa legge la letterina di Carlotta, e decide che deve fare qualcosa per
rasserenare la sua bambina. Ma che cosa? Ha passato in rassegna tutte le bambole
del negozio, ma nessuna somiglia a Genoveffa.
Ma il cuore
di una mamma ha risorse inattese!
E' la
vigilia di Natale. La Signora Luisa torna a casa portando un pacchetto avvolto
in carta rossa e legato con un nastro dorato: è il regalo di Natale per
Carlotta.
La mattina
di Natale, la bambina, appena sveglia, corre a controllare la sua Genoveffa: Gesù
Bambino l'avrà guarita? Ma Genoveffa non è nella sua scatola. Carlotta corre
dalla mamma, che sta preparando la colazione nella piccola cucina. La signora
Luisa accompagna la figlia in soggiorno, dove, sotto il piccolo albero di
Natale, fa bella mostra di sé il pacchetto rosso.
La piccola
apre il pacchetto, e spalanca gli occhi per lo stupore: adagiata nella carta
velina, c'é un bambola di pezza del tutto uguale a Genoveffa, ma con il visino
nero. Nella scatola c'é anche una letterina. Carlotta apre la busta e, seduta
in braccio alla mamma, legge:
- Cara
Carlotta, ho portato in cielo la tua amica Genoveffa, perché faccia compagnia
al tuo papà. In cambio, ti mando la sua sorellina Tatù. Sai, anche lei è una
bambola speciale: attira i sogni belli, e li regala a chi le sta vicino. Perciò,
tienila sempre con te ed amala come hai amato Genoveffa. Osserva
il suo visino scuro: non ti ricorda il viso di Raja, la piccola africana che da
alcuni giorni è in classe con te? E se anche lei diventasse tua amica? Ciao, e
Buon Natale. Gesù Bambino - .
- Mamma,
è proprio vero: Tatù somiglia a Raja, anche se è vestita come Genoveffa.
Quando torneremo a scuola la inviterò a giocare con me, voglio diventare sua
amica. Voglio che anche a lei la mia bambola regali tanti bei sogni. Che
dici, Genoveffa sarà contenta di stare vicino al mio papà?
- Certamente,
bambina mia. E vedrai che Tatù porterà tanta gioia a te ed alla tua
compagna Raja, se solo vi vorrete bene, anche se siete diverse: Tatù non è
forse la sorellina di Genoveffa?
- Hai
ragione, mamma, non importa il colore della pelle, è il cuore che conta!
E la bimba,
felice, va a giocare con la sua bambolina di pezza, mentre la mamma pensa che
valeva la pena di fare tanti sforzi per riuscire a vestire come Genoveffa la
vecchia bambola negra che da diversi anni giaceva in fondo allo scaffale,
ignorata da mamme e bambine, più attratte dalle sofisticate bambole che
parlano, camminano e fanno pipì. |